L’ex dichiara poco: conta il reddito della sua società?

Set 24, 2026

Qualche giorno fa un cliente entra in studio con una domanda molto semplice:

“Avvocato, sulla carta guadagna poco. Però ha una società che va benissimo. Possibile che per il mantenimento conti solo quello che dichiara personalmente?”

No.

O meglio: non sempre.

Ed è proprio qui che, nelle separazioni con imprenditori, soci o amministratori di società, bisogna fare molta attenzione.

Perché la dichiarazione dei redditi è importante.

Ma non sempre racconta tutta la storia.

Il punto è la capacità economica reale

Quando il giudice deve valutare il mantenimento, non dovrebbe fermarsi a una fotografia fiscale presa isolatamente.

Deve cercare di capire qual è la situazione economica reale della persona.

E se quella persona è socio di una società molto redditizia, questo dato può assumere un peso importante.

Una recente ordinanza della Cassazione, la n. 24776 del 26 agosto 2026, è tornata proprio sul tema degli utili societari non distribuiti. La Corte ha ritenuto legittimo considerarli, insieme agli altri elementi, nella ricostruzione della maggiore capacità reddituale e patrimoniale del socio.

“Quindi gli utili della società sono automaticamente soldi suoi?”

No.

Ed è importante non semplificare troppo.

Gli utili della società non coincidono automaticamente con il reddito personale del socio.

La società ha una propria autonomia.

E gli utili non distribuiti restano, formalmente, nel patrimonio sociale.

Il punto però è un altro:

quegli utili possono comunque aiutare a capire quanto è solida davvero la posizione economica del socio.

Soprattutto se si tratta di una partecipazione importante, accompagnata da un ruolo gestionale significativo.

Facciamo un esempio

Mettiamo che il marito dichiari personalmente 40.000 euro l’anno.

Fin qui, il dato sembra chiaro.

Poi però scopriamo che possiede l’80% di una società che produce utili molto elevati e che quegli utili vengono regolarmente lasciati all’interno della società.

A questo punto la domanda cambia.

Non è più soltanto:

“Quanto dichiara?”

Diventa:

“Qual è davvero la sua capacità economica?”

Ed è una domanda molto più utile.

Cosa può diventare importante verificare

In situazioni del genere, i documenti societari acquistano un peso completamente diverso.

Può essere importante guardare:

  • bilanci;
  • utili prodotti negli anni;
  • utili distribuiti e non distribuiti;
  • percentuale di partecipazione;
  • eventuali riserve;
  • compensi da amministratore;
  • rapporti economici tra socio e società;
  • eventuali finanziamenti soci;
  • benefit o spese sostenute dalla società.

Non perché ogni voce debba essere automaticamente trasformata in reddito personale.

Ma perché tutte insieme possono aiutare a capire se il reddito dichiarato racconta davvero la capacità economica effettiva.

Il vero rischio è fermarsi al 730

Questo, nella pratica, è l’errore più grande.

Prendere la dichiarazione dei redditi e considerarla come se fosse la verità economica completa.

A volte lo è.

A volte no.

Soprattutto nei casi in cui il reddito personale è solo una parte di una struttura economica molto più ampia.

Ed è proprio per questo che, quando davanti abbiamo imprenditori, soci, amministratori o professionisti con partecipazioni societarie, il lavoro di ricostruzione deve essere un po’ più sofisticato.

C’è anche un altro punto interessante

La stessa ordinanza della Cassazione ha affrontato anche il tema della decorrenza dell’aumento dell’assegno.

Se il giudice aumenta il mantenimento non perché la situazione economica sia cambiata dopo la domanda, ma perché valuta meglio elementi che esistevano già fin dall’inizio del giudizio, l’aumento può decorrere dalla domanda stessa.

In pratica:

una diversa lettura dei fatti già esistenti può avere conseguenze economiche retroattive.

E questo può fare una differenza importante sugli arretrati.

In poche parole

Se il tuo ex dichiara poco, ma possiede una società molto redditizia, non significa automaticamente che gli utili della società siano reddito personale.

Ma significa che probabilmente non basta fermarsi alla dichiarazione fiscale.

Bisogna guardare alla situazione economica complessiva.

Perché in una separazione il punto non è solo capire quanto una persona dichiara.

È capire quanto può davvero contribuire.

Ed è lì che, spesso, il bilancio di una società racconta molto più del 730.

Ogni situazione è diversa, e nei casi di separazione i dettagli fanno davvero la differenza.
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