Scuola, medico, sport: chi decide dopo la separazione?

Set 3, 2026

Una cliente mi scrive alle 7.48 del mattino.

“Avvocato, mio marito ha iscritto nostra figlia a una scuola nuova senza dirmelo. Può farlo?”

Due giorni dopo, altro cliente:

“La mia ex vuole portare nostro figlio dallo psicologo e io non sono d’accordo. Decide lei perché vive con lei?”

Benvenuti in una delle parti più concrete dell’affidamento condiviso.

Quella in cui bisogna capire chi può decidere cosa.

Affidamento condiviso non significa chiedere il permesso per tutto

Partiamo da qui.

Dopo la separazione, ogni genitore continua normalmente a gestire da solo molte decisioni quotidiane quando il figlio è con lui.

Cena.

Compiti.

Routine.

Piccole attività.

Organizzazione della giornata.

Non serve convocare un consiglio di amministrazione familiare ogni volta.

Ma sulle decisioni di maggiore interesse la logica cambia.

Quali sono le decisioni importanti?

L’art. 337-ter c.c. individua proprio alcuni ambiti centrali:

istruzione, educazione, salute e scelta della residenza abituale del minore.

Su questi temi, nell’affidamento condiviso, la decisione dovrebbe essere presa insieme.

Non perché i genitori debbano necessariamente essere d’accordo su tutto.

Ma perché entrambi continuano a esercitare la responsabilità genitoriale.

La scuola

Cambiare scuola non equivale a scegliere quale quaderno comprare.

Soprattutto se significa modificare metodo educativo, distanza da casa, organizzazione quotidiana o addirittura città.

In linea generale è una decisione che richiede il coinvolgimento di entrambi.

Lo psicologo

Qui le discussioni diventano spesso molto accese.

Uno dei due dice:

“Nostro figlio ha bisogno di aiuto.”

L’altro:

“Non voglio che venga medicalizzato.”

Il tema va affrontato con attenzione.

Un percorso psicologico del minore tocca la salute e il benessere personale e, salvo situazioni particolari o diversi provvedimenti del giudice, non dovrebbe essere trasformato in una decisione unilaterale quando entrambi esercitano la responsabilità genitoriale.

Se il conflitto impedisce di assumere una decisione necessaria, la strada non è semplicemente procedere ignorando l’altro.

Può essere necessario chiedere al giudice di risolvere il contrasto.

E lo sport?

Dipende.

Il corso di nuoto sotto casa una volta alla settimana non ha necessariamente lo stesso peso di un’attività agonistica con allenamenti quotidiani, trasferte ogni weekend, costi importanti e impatto sui tempi dell’altro genitore.

Come spesso accade nel diritto di famiglia, non conta solo il nome della decisione. Conta il suo impatto sulla vita del figlio.

“Ma vive con me. Non posso decidere io?”

No, non per questo soltanto.

Essere il genitore presso il quale il figlio vive prevalentemente non significa diventare l’unico titolare delle decisioni importanti.

Collocamento e responsabilità genitoriale sono due cose diverse.

Ed è proprio qui che molti conflitti nascono.

Cosa succede se non siamo d’accordo?

Prima si prova, quando possibile, a capire se esiste una soluzione ragionevole.

Perché portare davanti a un giudice ogni scelta scolastica o sanitaria non è una vittoria per nessuno.

Ma se il contrasto riguarda una decisione davvero importante e non si riesce a superarlo, il giudice può intervenire.

In alcuni casi particolarmente conflittuali può anche essere necessario attribuire specifici poteri decisionali a uno dei genitori o a soggetti terzi, proprio per evitare che il blocco decisionale finisca per danneggiare il minore. La giurisprudenza mostra come scuola, salute e residenza siano precisamente gli ambiti nei quali il conflitto genitoriale può rendere necessaria una disciplina specifica.

La domanda che faccio sempre

Quando un genitore mi dice:

“Posso decidere da solo?”

gli chiedo:

“Quanto incide questa scelta sulla vita di vostro figlio?”

Perché spesso è lì che troviamo la risposta.

Più una decisione è quotidiana, reversibile e limitata, più rientra nella gestione ordinaria.

Più incide stabilmente su salute, istruzione, residenza o organizzazione della vita, più richiede una decisione realmente condivisa.

In poche parole

L’affidamento condiviso non significa fare tutto insieme.

Significa però che le decisioni davvero importanti sui figli non possono essere monopolizzate da uno dei genitori solo perché il bambino vive prevalentemente con lui.

E quando il dialogo non funziona, il problema non si risolve facendo prima e litigando dopo.

Meglio fermarsi un momento.

Capire se la decisione può essere presa autonomamente.

E, se necessario, trovare una strada che eviti di mettere il figlio nel mezzo.

Ogni situazione è diversa, e nei casi di separazione i dettagli fanno davvero la differenza.
Se vuoi capire quali sono i tuoi diritti (prima di fare passi che potrebbero complicare le cose), puoi contattarmi:

📞 02-99244175
📩 mail@sollazzozuccala.com

Ti aiuterò a fare ordine, con un approccio concreto, empatico e senza giri di parole.
Perché in queste situazioni, sapere cosa fare cambia tutto. 💫