Un cliente arriva in studio piuttosto agitato.
“Avvocato, mia moglie chiede un mantenimento molto alto. Ma io non so nemmeno esattamente cosa possieda. Durante il matrimonio i soldi li ha sempre gestiti lei. Possiamo vedere i suoi conti?”
Domanda legittima.
Ma la risposta non è:
“Certo, possiamo frugare dappertutto.”
In una causa di famiglia non funziona così.
Esistono però strumenti molto più incisivi di quanto molti immaginino.
La prima regola: le carte vanno messe sul tavolo
Quando in una separazione o in un divorzio vengono formulate domande economiche, entrambe le parti devono rappresentare in modo trasparente la propria situazione.
Redditi.
Patrimonio.
Immobili.
Rapporti finanziari.
Partecipazioni societarie.
L’idea di fondo è semplice: non si può chiedere al giudice di stabilire chi debba pagare cosa se gli si presenta solo metà del quadro.
“E se l’altro non produce tutto?”
È qui che la situazione diventa interessante.
Il giudice non è obbligato a limitarsi ai documenti che le parti decidono spontaneamente di depositare.
L’art. 473-bis.2 c.p.c. gli consente di ordinare l’integrazione della documentazione e di disporre ordini di esibizione e indagini su redditi, patrimoni ed effettivo tenore di vita, anche nei confronti di terzi.
In altre parole:
se i numeri non tornano, il processo non deve necessariamente fermarsi davanti a una dichiarazione dei redditi.
“Quindi possiamo chiedere gli estratti conto?”
Possiamo chiedere al giudice di acquisire o ordinare l’esibizione di documentazione rilevante.
Ma bisogna avere una strategia.
Una richiesta del tipo:
“Vorrei vedere tutto perché magari salta fuori qualcosa”
è molto diversa da:
“Il reddito dichiarato è incompatibile con questi investimenti, questi movimenti e questo patrimonio: occorre approfondire questi specifici rapporti.”
La seconda richiesta ha un senso processuale.
La prima rischia di assomigliare a una pesca indiscriminata.
E la Guardia di Finanza?
Anche qui c’è spesso un piccolo mito da sfatare.
Non basta scrivere nel ricorso:
“Si chiede indagine della Guardia di Finanza.”
e aspettarsi che parta automaticamente un’indagine a 360 gradi.
Il giudice valuta se gli approfondimenti siano necessari.
Ecco perché, ancora una volta, gli elementi iniziali contano moltissimo.
Più riesco a mostrare che la fotografia economica presentata dalla controparte non è credibile o è incompleta, più la richiesta di approfondimento ha una ragione concreta.
Il cliente mi guarda e chiede: “Quindi cosa devo portarle?”
Tutto ciò che aiuta a ricostruire la realtà senza trasformare la vita matrimoniale in un’indagine privata.
Per esempio:
documenti relativi a immobili conosciuti, società, investimenti, spese rilevanti, finanziamenti, tenore di vita e movimenti economici di cui si abbia legittimamente conoscenza.
A volte bastano pochi elementi ben scelti per far emergere una contraddizione evidente.
Un errore che vedo spesso
Arrivare alla prima udienza con una convinzione fortissima e pochissimi fatti.
“Ha sicuramente dei soldi nascosti.”
Forse.
Ma il processo ha bisogno di qualcosa in più.
Il vero lavoro dell’avvocato, in questi casi, è trasformare un’intuizione in una domanda processuale precisa.
In poche parole
Nel processo di famiglia il giudice dispone oggi di strumenti incisivi per ricostruire la situazione economica reale delle parti.
Ma non è una caccia libera ai conti dell’ex.
Servono incongruenze, fatti, documenti e richieste mirate.
Perché l’obiettivo non è sapere tutto della vita finanziaria dell’altra persona.
È sapere abbastanza da prendere una decisione economica giusta.
Ogni situazione è diversa, e nei casi di separazione i dettagli fanno davvero la differenza.
Se vuoi capire quali sono i tuoi diritti (prima di fare passi che potrebbero complicare le cose), puoi contattarmi:
📞 02-99244175
📩 mail@sollazzozuccala.com
Ti aiuterò a fare ordine, con un approccio concreto, empatico e senza giri di parole.
Perché in queste situazioni, sapere cosa fare cambia tutto. 💫


