L’ex guadagna più di quanto dichiara: come si dimostra?

Giu 18, 2026

Una cliente entra in studio con le dichiarazioni dei redditi del marito.

Le appoggia sulla scrivania e mi dice:

“Avvocato, qui c’è scritto che guadagna 35.000 euro all’anno. Però io con quest’uomo ci ho vissuto quindici anni. Le assicuro che non vive come una persona che guadagna 35.000 euro.”

Ecco.

Questo è uno di quei momenti in cui il 730 è importante, ma non chiude affatto la conversazione.

La dichiarazione dei redditi non è sempre tutta la storia

In una separazione, quando bisogna stabilire mantenimento dei figli o del coniuge, il giudice deve cercare di capire quale sia la reale capacità economica delle parti.

Quindi sì, si parte dai redditi dichiarati.

Ma poi si guarda anche al resto.

Immobili.

Investimenti.

Società.

Auto.

Disponibilità finanziarie.

Benefit.

Spese sostenute.

E, soprattutto, tenore di vita effettivo.

Perché se sulla carta una persona dichiara un reddito modesto ma nella vita reale sostiene sistematicamente spese incompatibili con quel reddito, qualche domanda è legittimo farsela.

“Però come lo dimostro?”

È esattamente quello che mi chiede la cliente.

E qui la risposta è importante:

non serve necessariamente trovare il famoso conto segreto alle Cayman.

Molto spesso si lavora per indizi.

Un mutuo importante.

Due automobili di valore.

Vacanze costose.

Investimenti.

Immobili.

Spese scolastiche elevate.

Carte di credito.

Una società che produce utili.

Un tenore di vita semplicemente incompatibile con quanto dichiarato.

Presi singolarmente questi elementi possono dire poco.

Messi insieme possono raccontare una storia molto diversa.

Attenzione però: sospettare non basta

“Secondo me guadagna in nero” non è una prova.

E nemmeno:

“Lo so perché ero sua moglie.”

Può essere il punto di partenza, non quello di arrivo.

In un ricorso bisogna cercare di trasformare la conoscenza personale della vita familiare in fatti concreti e verificabili.

È lì che la difesa cambia qualità.

E il giudice può fare accertamenti?

Sì.

Il nuovo rito famiglia attribuisce al giudice poteri molto significativi sulle questioni economiche.

L’art. 473-bis.2 c.p.c. gli consente, in presenza di domande economiche, di ordinare l’integrazione della documentazione, disporre ordini di esibizione e indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, anche nei confronti di terzi e, se necessario, avvalendosi della polizia tributaria.

Questo non significa che ogni separazione si trasformi automaticamente in un’indagine finanziaria.

Significa però che, quando ci sono elementi seri di incongruenza, gli strumenti esistono.

La domanda che faccio sempre

Quando un cliente mi dice:

“Dichiara pochissimo, ma io so che ha molto di più”

gli chiedo:

“Che cosa ti fa dire questo?”

Ed è da lì che iniziamo.

Non dal sospetto.

Dai fatti.

Perché spesso il problema non è che il denaro sia completamente invisibile.

È che nessuno ha ancora messo insieme tutti i pezzi.

In poche parole

In una separazione, il reddito fiscale è importante.

Ma reddito dichiarato e capacità economica reale non sono necessariamente la stessa cosa.

Se esiste una distanza evidente tra ciò che una persona dichiara e il modo in cui vive, vale la pena approfondire.

Non per trasformare una separazione in una caccia al tesoro.

Ma perché il mantenimento deve essere determinato sulla realtà.

Non sulla sua versione più conveniente.

Ogni situazione è diversa, e nei casi di separazione i dettagli fanno davvero la differenza.
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